RAREȘ — SINCERO! (Panico Dischi, 2026)

Quando la fine di un amore diventa il disco più sincero dell’anno.

C’è una cosa che Rareș fa sempre bene: dirti la verità in faccia senza che tu te ne accorga subito. La senti passare, pensi sia una canzone come un’altra, poi ci torni sopra alle tre di notte e capisci che ti ha detto esattamente quello che non volevi sentirti dire.

SINCERO! — con quel punto esclamativo che è più una firma che un grido — è il suo terzo album. Uscito il 15 maggio per Panico Dischi, raccoglie 14 tracce che girano tutte attorno allo stesso tema: la fine di un amore. Non quella da film, ma quella lenta, quotidiana, quasi noiosa nella sua normalità. “Ma senza di te una casa è un mucchio di stanze disordinate” Ed è proprio questo il punto.

SINCERO! si apre con “Inizio”, una sorta di porta d’ingresso al disco. Prima ancora che parta davvero la musica, si sente un dialogo semplice e che lascia sorpresi: l’artista che si rivolge a un bambino e chiede “facciamo suonare la musica?”.

Non si entra in questo viaggio da soli, né da una prospettiva già definita: si entra dentro un gesto condiviso, quasi giocoso, che però porta con sé anche una certa malinconia implicita.

A livello di scrittura e arrangiamenti, Rareș costruisce un pop elegante ma stratificato, dove convivono elementi acustici, orchestrali ed elettronici senza che nessuno prevalga davvero. Non è nostalgia e non è futurismo. È una zona intermedia che gli appartiene sempre di più e che qui suona particolarmente stabile. È una sintesi precisa, quasi controllata, che rende ogni brano più pieno di quanto sembri al primo ascolto.

In tutto il disco torna l’idea di qualcosa che non si risolve ma si assorbe. Più che elaborare, Rareș sembra metabolizzare quello che racconta. “Te non ci sei, non c’eri mai, non ci saresti stata”.

Gatti, terza traccia, è il momento più diretto in questo senso. L’attacco — “cosa vuoi che mi importi” — è una risposta più istintiva che ragionata. Alla fragilità subentra una forma di orgoglio ferito. L’immagine dei topi che ballano quando i gatti non ci sono diventa un’allegoria che rende tutto più immediato. “Che strano provare sollievo davvero. Io pensavo di stare dove volevo stare. Invece è tutto il contrario di quel che volevo” Il sollievo diventa quasi disturbante, perché arriva insieme alla consapevolezza di essersi raccontati male la propria posizione dentro la relazione.

Stesso mondo in Hanno Previsto Pioggia con Faccianuvola, ma visto da un’altra angolazione: qui il punto è sapere già come andrà a finire e restare comunque. “Ma è solo e soltanto con te che io non mi vergogno di quello che sono”

Gli ospiti — Giovanni Truppi, okgiorgio, Faccianuvola, Iako e Gaia Morelli — non sono aggiunte decorative. Sono dentro lo stesso linguaggio, dentro una scena che oggi, in Italia, prova a reinventare il modo di scrivere e produrre musica: lontana dal centro, ma non da chi ascolta.

Strappacuore, con Giovanni Truppi, è il momento più forte del disco. Due scritture che si incontrano senza filtri, senza cercare di rendere il dolore più pulito di quello che è. Il risultato è una traccia diretta, che colpisce come fanno i grandi amori: ti strappa il cuore.

Per ritornare ad essere

Io come ero prima dell’amore

Tornare ancora vergine

Vedere se mi tornerà la voglia di amore

Di fottere, di ridere

Parlarti fino a perdere la voce

Robina, invece, cambia leggermente prospettiva. La voce di Gaia Morelli rompe il flusso interno del disco e apre uno spazio diverso, più dialogico. “Fammi del male, che almeno io mollo la presa”

La forza di Rareș sta nel modo in cui gestisce la malinconia. È un terreno scivoloso: si rischia sempre di ripetersi o di diventare prevedibili. Qui invece ogni traccia trova un’angolazione diversa per guardare la stessa cosa.

SINCERO! funziona meglio se ascoltato dall’inizio alla fine. Preso a pezzi perde qualcosa.

Il viaggio si conclude con “FINE”, un ritorno alla voce infantile che riporta tutto all’origine.

“Sei contеnto o no?

Oh

Sincero

SINCERO! verrà presentato per la prima volta dal vivo il 22 maggio al MI AMI di Milano. È il palco giusto, il contesto giusto. Uno di quei dischi che aspettano di essere suonati per aprirsi del tutto.

Onesto, appunto.

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