C’è chi dice che i Tamango siano in tre. Altri giurano che siano quaranta.
La verità è che il numero conta poco.
Per capire chi sono i Tamango, bisogna partire dalla loro idea di collettivo.
Nella provincia torinese, tre ragazzi che andavano a scuola insieme, cominciano a suonare in un garage. Con il tempo coinvolgono amici, creativi vicini a loro, invece di cercare competenze altrove.
E così, piano piano, il gruppo cresce. In un momento in cui sembra che per fare musica sia necessario entrare il prima possibile dentro le logiche dell’industria, i Tamango scelgono un’altra strada. Organizzano i propri concerti. Alzano loro il telefono e chiamano i locali. Caricano le canzoni sulle piattaforme. Costruiscono il loro spettacolo. Tutto passa dalle loro mani.
E poi, sì, arriva anche il momento in cui il mondo se ne accorge.
Un video di un loro concerto comincia a circolare ovunque, e molte persone scoprono quella loro energia, magari per caso.
Ma in realtà quello è solo il risultato di anni di lavoro invisibile.
E poi ci sono le canzoni. Anche nella musica i Tamango rifiutano l’idea che tutto debba avere per forza una forma prestabilita.
Non inseguono necessariamente gli standard, le durate o i canoni che tutti rincorrono.
Se una canzone deve durare tre minuti, dura tre minuti. Se ne servono otto, dura otto.
La forma la decide la musica.
Da qui nasce la Rampallonata. Un tour inventato, proprio come il loro nome.
Morta la Rampallonata dello scorso anno, nasce quella 2026.
Quattro città, quattro campi sportivi di provincia, Torino, Bologna, Milano e Roma. Migliaia di persone che scelgono di vivere qualcosa di difficile da incasellare, lontano dalle logiche tradizionali. La Rampallonata è un mondo costruito interamente da loro. Si montano il palco, preparano la scenografia, costruiscono l’immaginario. Preparano anche il merch, recuperando e personalizzando vestiti vintage, persino il cibo. Ogni dettaglio segue la stessa filosofia.
Non tanto un evento da consumare, ma qualcosa da costruire insieme.
La scenografia sembra un enorme diario.
Le canzoni si alternano a monologhi, a momenti di teatro e a discorsi pieni di ideali. Ed è proprio in questo che si trova la loro forza.
Aver portato migliaia di persone dentro un campo sportivo di provincia, trasformandolo per una sera in qualcosa di unico, quasi sacro.
Forse è proprio questo il motivo per cui li amiamo che è un pò lo stesso motivo per cui esistiamo noi come Indieitaly: non perché siamo perfetti, ma perché dimostriamo che la musica può nascere ancora da un gruppo di amici, da una provincia, da un’idea condivisa. Restituendo senso a una parola come indie.
