Un tour mai visto prima

È uscito da pochissimo il tuo nuovo singolo, Mannaggia a me, un brano che riesce a tenere insieme un’anima malinconica e un sound estivo, leggero, da ballare. Com’ è nato questo pezzo?

L’ho scritta perché mi affascinava l’idea che esista una stagione in cui sembra quasi vietato stare male. L’estate è il periodo in cui tutti si aspettano che tu sia felice, leggero, innamorato. Se invece stai attraversando un momento difficile, ti senti ancora più solo, perché hai la sensazione di essere l’unico fuori tempo. Mannaggia a me racconta proprio questo: il peso di una malinconia che arriva nel momento in cui il mondo intorno a te pretende il contrario.

In un momento in cui tutto succede sui social, tu hai scelto di usarli in modo diverso. Com’è nata l’idea di questo tour?

Ho usato i social per capire dove andare, non per restarci. Così ho preso la macchina, ho fatto un video e ho detto: “Ditemi dove siete che sto arrivando”. Da lì è iniziato tutto. Senza preavviso. Sono andato davvero nei posti che mi hanno indicato, ci siamo fatti le birre insieme, abbiamo cantato, parlato, ballato. Senza palco, senza distanze. Alla fine la mia musica è sempre nata così: tra amici, con una chitarra e qualche birra. Questo tour non è un modo per promuovere una canzone, ma per ricordarmi perché mi alzo la mattina.

Immagino che trasformare questa idea in realtà sia stato davvero difficile a livello logistico. Ne è valsa la pena?

Sì, lo ammetto: è stato molto complicato e anche parecchio stressante. Organizzare tutto con poche risorse non è semplice. Però ogni volta che arrivavo e vedevo che c’era davvero qualcuno ad aspettarmi, passava tutto. Da quel momento iniziava la festa e il resto smetteva di avere importanza. Credo sia stato il viaggio, e forse il tour, più emozionante della mia vita.

Sei partito dall’ Abruzzo, una terra a cui sei legato, per poi toccare tante città diverse. Quando si concluderà il tour? Hai già in mente l’ultima tappa?

Ho pubblicato un video chiedendo alle persone di scrivere nei commenti la città in cui avrebbero voluto vedermi. Da lì è iniziato tutto. Siamo partiti da Francavilla al Mare, poi siamo saliti fino a Bologna, Milano, Padova e Venezia, per poi tornare giù passando da Modena, Firenze e Terni. Questa prima parte del tour si concluderà il 31 luglio a Roma.

Hai costruito un’identità molto riconoscibile, senza inseguire troppo le mode. Tra cinque anni, quale vorresti fosse la prima cosa che la gente pensa sentendo il nome Dile?

Vorrei che un giorno il mio nome non facesse pensare a un artista irraggiungibile, ma a una persona con cui verrebbe naturale bere una birra e parlare un’ora. Poi, se nel frattempo ci sono anche delle belle canzoni, tanto meglio no?

 

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