INCUBO. Archivio 002

Chi è INCUBO?

un ragazzo che scrive canzoni, semplicemente, che ama la musica e che scrive canzoni.

Come stai?

Allora, in realtà quella canzone è stato proprio uno sfogo, in realtà sono quasi 5 frasi forse, in
tutta la canzone sono 5 frasi che si ripetono all’infinito. Perché è stato più uno sfogo generale, era proprio una serata, ero stanco, tornai dal lavoro, andai in studio, ero con Ara e scrissi queste 4-5 frasi su un foglio e gli dissi ho finito. Ho fatto questo, era quello che volevo dire oggi e poi da lì ci siamo messi a fare questa cosa e il fatto di non stare bene era perché comunque ero stanco, infatti sono stanco a lavorare e questo non va bene.
Oggi ho voglia di cantare, perché alla fine dei conti era quello, io ho voglia di cantare, ho voglia di fare, non riuscivo bene con il lavoro e quindi insomma il significato un po’ è questo.

Che lavoro facevi?

Ho fatto l’elettricista per 3 anni.

Questa cosa ti ha dato una spinta in più per riuscire a fare quello che volevi fare oppure ti ha frenato? Come hai vissuto questa situazione?

Allora, diciamo che il tempo era poco soprattutto per fare
musica, io andavo la notte in studio perché tutto il giorno lavorando 8-9 ore al giorno, il tempo per fare musica c’era poco, poi ero stanco, però nonostante la stanchezza, nonostante un po’ tutto, io cercavo di fare sempre musica. Andavo la notte, stavo la notte in studio, a volte ci dormivo anche pur di farlo, quindi mi ha spinto la passione.

La tua musica è leggera, da speranza, il tuo nome preannuncia invece qualcosa si oscuro, mi parli di questa dicotomia tra musica e persona?

In realtà il nome l’ho scelto tanto tempo fa per via di cose svariate, che erano i miei sogni, quello che sognavo, che tutto ora faccio in realtà, sogno cose che poi alla fine
si realizzano in qualche modo, quindi non sono manco sogni, però sono sempre in veste di
Incubi, non so per quale motivo. Però ecco, è la realtà più o meno che descrivo, cioè l’Incubo alla fine è quello, e il fatto di essere leggeri nelle canzoni è anche un modo per sdrammatizzare un po’ quello che è la realtà che magari vivo, che ho vissuto, spesso è bello anche riderci sopra delle cose, anche se infatti in molti pezzi parlo di cose che non sono proprio leggerissime, però ne parlo in modo leggero perché magari è bello anche viverla in quel modo lì.

Sei una persona a cui piace ballare?

Ho due lati secondo me di queste cose qui, non amo andare a ballare in discoteca, amo più i pub, però nei pub solitamente se c’è da ballare anche sui tavoli penso di ballare anche sui tavoli, se sono con gli amici ci divertiamo, beviamo e cantiamo.

Com’è stato coltivare la musica a Empoli?

A Empoli ci sono poche cose da fare, c’è un bar aperto, che è un pub e il resto è tutto chiuso adesso, però ecco mentre a Roma ci sono molti posti dove andare, ho amicizie diverse, mi diverto molto in entrambi i posti alla fine, poi dipende, d’estate ci divertiamo un po’ in tutti i posti. Forse è proprio la noia che ti fa fare cose che magari in altri posti non faresti perché saresti pieno di attività e il fatto di non avere tante cose da fare forse ti sprona a dire ok voglio fare qualcosa per andare via da qui anche, quindi è anche quello credo.

Hai iniziato a suonare da piccolo?

Sì ho iniziato a scrivere, a suonare la chitarra a 14 anni circa, ho fatto le
medie che studiavo chitarra, poi a 17 anni ho cominciato a scrivere e da lì poi è stato tutto un continuo, mi sono impuntato a farlo e è diventata un’ossessione vera e propria.

Senti di star vivendo una Vita Rock ’n Roll? cit.”è una vita che premia l’eccesso, io per ora mi sto mantenendo”

Per quanto mi riguarda perché dormivo tre ore a notte, tutte le sere in studio, comunque studio, venivano gli amici, stavi in studio, venivano i musicisti e quindi tutti in studio a bere birre, a fare
musica tutti insieme, trombe, tromboni, c’era un macello completamente e quindi quello un po’ è stato il fatto di mantenermi all’eccesso, era quello

Come persona, al di là dello studio, ti senti una persona rock n’roll?

Uno che si può dire, sicuramente, può essere il primo concerto che abbiamo fatto di aria, il primo concerto che abbiamo fatto di aria abbiamo deciso di prendere e partire andare in Svizzera, a Ginevra e fare un concerto a Ginevra. E’ un viaggio di sette ore in cui siamo stati poi la sera in giro con questo bambolotto che noi portiamo a concerti, che è Rocco, si chiama, e niente ci hanno fermato tutti, eravamo in delle condizioni pessime, però è un bellissimo ricordo che porterò per sempre con me.

Quali sono gli artisti che ti hanno guidato e che ti hanno ispirato?

Io per assurdo ho una canzone preferita della mia vita, che è Iris dei Cuckoo Dolls, che io sono innamorato, perso e ce l’ho anche tatuata.
Poi però in realtà chi mi ha ispirato realmente è, io sono cresciuto con questo mp3 che mi regalò mio padre e da lì ho cominciato ad ascoltare di tutto, c’era di tutto quello che ascoltava lui, ma poi spaziavo un sacco, c’era gli Scorpions, c’era Ligabue, Max Pezzali, Grignani, un sacco di
Grignani, Vasco Rossi, c’era di tutto in quel mp3. Però molta musica italiana, tantissimo, quindi non ti so dire precisamente chi, ma sicuramente un po’ tutto quello che è stato mi ha ispirato in qualche modo.

Chi è il ragazzo in copertina (HARA) qual’è il legame che avete vi siete uniti prima nella musica o come amici?

HARA, noi ci siamo conosciuti all’incirca due annetti fa, forse anche un po’ di più, io e lui ci siamo conosciuti all’evento di Beneficenza e lui stava suonando con una ragazza al pianoforte e io sono andato lì a cantare. Ci siamo conosciuti, lui poi mi fa “dai andiamo in studio”, ci siamo andati e poi siamo stati un anno praticamente senza vederci, ci vedevamo solamente fuori come amici e poi una sera siamo tornati in studio e da lì è partito tutto, cioè siamo andati tutte le sere in studio per un anno. Io ho dormito tre ore a notte circa per fare canzoni, quindi è stato tutto in flusso. E da questa collaborazione è nato questo disco, “Se va male, balliamo”.

Ascoltando “Stanza Blu” mi è venuto da chiederti, qual’è la cosa che ti manca più di tutto?

Un po’ la spensieratezza di quando scrivevo all’inizio, forse. Ora ho un po’ più di… mi sento di dover fare, fare, fare, ma forse è quello.
Cioè, alla fine, il tempo con gli amici anche, soprattutto, forse. Perché sono sempre in studio.
Sono sempre in studio, ultimamente.
Ho passato un anno, anche allontanandomi dagli amici magari, un po’ passandoci meno tempo,

perché mi dicevano “esci?” E io rispondevo “no, sono in studio”. Però è un sacrificio che comunque valga la pena di fare.

Qual è la canzone che ci ha impiegato di più a scrivere?

Stanza Blu è stata quella che ci ho messo più tempo a scrivere, ma perché l’avevo iniziata quattro mesi prima, mi sembra, e poi non l’ho più lasciata lì. E poi niente, abbiamo continuato a scriverla e in quella canzone c’è anche un altro ragazzo che ha scritto con me, oltretutto, che è il mio conquilino anche, che è Cristian Riccetti. E lui, io e lui ci siamo messi appena forte e mi ha
sbloccato una parte che avevo quasi detto di non parlare, che comunque è un po’ la mia infanzia, quello che ho vissuto io da piccolo, che magari non c’entrava molto nella canzone all’inizio, però poi ricollegando il tutto è stata essenziale per la chiusura della canzone. Quindi ci sono canzoni che si scrivono da sole quasi, quindi veramente ci metti mezz’ora, e altre
che magari ci vuole mesi.

Quando tutto crolla, se ti è mai capitato, Cosa ti ha fatto risalire e dire “se va male balliamo”?

Guarda, lo dico proprio avvertamente, io ho dovuto lasciare casa, circa otto mesi fa, per problemi miei, e sono andato a dormire sul divano di un amico, per sei mesi, e lì era veramente, ho toccato, per me lì ho toccato il fondo totalmente, perché stavo, cioè, non è mai bello andare via di casa, soprattutto se non vuoi. Però gli ho detto, cioè, da un giorno all’altro senza casa, non
sapevo dove andare, ho detto, però, vabbè, se va male, cioè, cazzo, andiamo, cioè, devo andare, devo continuare a andare, perché se no, se mi fermo ora, sono perduto, chi si ferma è perduto, dico, quindi, se va male, balliamo.

Perché ballare?

Perché ballare, in un momento in cui stai male, cioè, è la cosa che meno faresti, penso, cioè, io, magari canto io, se sto male, non mi metto certamente a ballare come un matto, e invece è proprio il contrasto che mi piaceva. Bello. Io non so ballare, quindi ti invidio molto. Sì, anch’io non so ballare, mi muovo goffo.

Hai già in mente il disco nuovo?

Ora c’è da lavorare. Sicuramente c’è da fare un po’ di canzoni. C’è da scrivere.

 

Intervista di Valentina Brozzu

 

Leave a Reply