CORTO.ALTO: IMMERSIONI SONORE A JAZZMI 2026

La contaminazione tra generi è da sempre una cifra caratterizzante del jazz e il successo dello scozzese Liam Shortall, in arte corto.alto, ne è la riprova.

Un progetto fresco e innovativo quello portato in scena dall’artista di Ninja Tune lo scorso 24 ottobre presso il noto club milanese Santeria Toscana 31, in occasione di JAZZMI 2026, l’annuale appuntamento per gli appassionati di jazz che vede alternarsi grandi nomi della tradizione e nuove leve del genere.

Dopo una mezz’oretta in compagnia della delicata musica di Terra Kin, che con una chitarra riverberata e un timbro dolcissimo ha avuto il compito di aprire la serata, ci troviamo catapultati nel mondo dell’artista scozzese.

In bilico tra elettronica e jazz, il primo brano, “Thief”, colpisce per la stratificazione timbrica e il sapiente uso di loop station e sample pad, proponendo un sound diretto e al contempo raffinato.

Il leader del trio sul palco si destreggia tra basso elettrico, campionamenti, trombone e chitarra, affiancato da Mateusz Sobieskzi al sax tenore e dal sorprendente Graham Costello alla batteria. Insieme definiscono un sound compatto nel registro medio-basso, quasi fangoso, sopra il quale brillano i numerosi crash, ride e hi-hat, in una configurazione tutt’altro che tradizionale.

L’impressione che si ha ascoltando questa singolare amalgama sonora è di trovarsi sott’acqua, quasi fossimo in un disco-jazz club di Atlantide, complici i sample in reverse, le fitte linee di basso che appesantiscono l’altrettanto fitto lavoro dietro le pelli e sulle quali le solitarie e lunghe note di sax tenore e trombone sembrano stagliarsi come il richiamo di un qualche mammifero marino.

Il tema dell’acqua sembra essere uno dei fili conduttori del concerto, durante il quale una decina di brani della breve discografia dell’artista si susseguono, scanditi dal cambio di strumentazione del frontman e dall’alternanza tra clubbing e improvvisazione jazz. È come assistere a continue immersioni nelle parti più cerebrali e tecniche della musica e a successive emersioni nelle atmosfere più familiari ai frequentatori abituali delle discoteche che dei jazz club.

Ritmi latini lasciano spazio a casse dritte, che a loro volta cedono il passo a pattern shuffle terzinati o a breakdown tipici del metal. Shortall passa dai soundfont della cultura meme di Internet ad assoli virtuosistici al trombone, attraversando groove fitti e aggressivi al basso elettrico e concedendosi addirittura una breve incursione al vocoder. Il tutto orgogliosamente e dichiaratamente dal vivo.

È stato infatti accolto con un caloroso applauso l’appello che l’artista ha lanciato circa a metà concerto: un’aspra condanna non solo dell’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale nelle produzioni musicali contemporanee, ma anche del sistema di promoting e dello strapotere delle major sugli artisti emergenti.

Un discorso decisamente impegnato e scomodo, insomma, ma che l’artista ha deciso di affrontare col sorriso tra un sorso di Stella Artois e l’altro, lasciando che fossero principalmente i fatti, o meglio le note, a parlare e a rivendicare quanto detto.

In conclusione, si può dire che ciò a cui abbiamo assistito sul palco di Santeria Toscana 31 è un conglomerato di influenze rielaborato in una direzione sorprendentemente compatta e dalla direzione chiarissima, nonostante la mole di materiale toccato.

Una musica saggia nonostante la giovane età, che fa dell’equilibrio tra le parti il suo vero punto di forza: una musica che si prende sul serio e, al contempo, è gioco e divertimento nella forma più pura.

A cura di Edoardo Gaioni

 

 

 

 

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